Quali supermercati sono davvero sostenibili? La classifica
Abbiamo confrontato le principali catene di supermercati e discount attive in Italia su sette fronti: sostenibilità dei prodotti, qualità dei marchi del distributore, etica di filiera, plastica monouso, trasparenza, carne intensiva e provenienza. Ecco cosa dicono i dati.
📖 Nota metodologica ▾
Questa non è una certificazione né un’analisi di laboratorio: è una sintesi editoriale costruita incrociando fonti pubbliche indipendenti — indagini di associazioni ambientaliste e dei consumatori, bilanci di sostenibilità aziendali e classifiche di settore. Le insegne più piccole o regionali pubblicano meno dati, e questo pesa a loro sfavore semplicemente perché sono meno verificabili.
Fonti principali:
- Greenpeace Italia & Il Fatto Quotidiano, “Carrelli di Plastica” (indagine sulla plastica monouso nella GDO)
- Altroconsumo — test comparativi sui prodotti a marchio e indagine di soddisfazione clienti
- Alimentando.info — “Il Pagellone della GDO”
- Open Wing Alliance — report 2025 sull’adesione all’European Chicken Commitment
- Bilanci di sostenibilità pubblici di Coop, Conad, Esselunga e Carrefour Italia
In questa classifica
🟢 Le più virtuose
Bilanci di sostenibilità dettagliati, filiera italiana prevalente, impegni verificabili — pur con margini di miglioramento comuni a tutto il settore.
Coop
È il marchio che gli italiani associano più spesso alla sostenibilità: le linee storiche “Buono e Giusto” (equo e solidale) e “Vivi Verde” (bio), i progetti di tutela ambientale come “Foresta Blu” e i risultati tra i migliori negli studi sulla plastica monouso ne fanno l’insegna di riferimento del settore. Resta però, come le altre grandi catene, indietro sul benessere animale: non ha ancora aderito all’European Chicken Commitment.
Esselunga
Nell’indagine Greenpeace/Il Fatto Quotidiano è risultata l’insegna più trasparente sulla plastica monouso, e viene regolarmente indicata come il modello di riferimento della GDO italiana per organizzazione e bilanci di sostenibilità. Anche qui manca però un impegno pubblico sul benessere animale in linea con l’European Chicken Commitment.
Conad
Compare tra le prime insegne italiane nei bilanci generali di sostenibilità e negli indici di percezione ESG dei consumatori. Ma è stata anche l’insegna peggio valutata da Greenpeace sulla plastica monouso: non ha risposto al questionario dell’indagine e non ha pubblicato un piano di riduzione degli imballaggi paragonabile a quello dei concorrenti diretti.
🟠 Nella media, con luci e ombre
Discount e catene miste con qualche impegno concreto, ma comunicazione di filiera ancora incompleta.
Lidl
È il discount più strutturato sul fronte sostenibilità: insieme a Coop e Selex ha ottenuto i migliori punteggi Greenpeace per impegni volontari sulla plastica, ed è tra le poche insegne favorevoli al deposito su cauzione per le bottiglie. Le indagini di settore la indicano spesso come il discount più completo anche per bilanci pubblicati.
Carrefour Italia
È una delle sole quattro catene italiane ad aver aderito all’European Chicken Commitment sul benessere animale, ha convertito la propria attività a Società Benefit e pubblica un Bilancio di Sostenibilità dettagliato con obiettivi misurabili. Resta però tra le insegne più criticate nelle classifiche di settore sul piano commerciale, con una rete di ipermercati in difficoltà economica.
C+C (Selex)
Il consorzio Selex (a cui fanno capo insegne come Famila, A&O e Sole 365) è stato l’unico, tra le otto principali catene valutate da Greenpeace, a raggiungere una sufficienza sulla plastica monouso, grazie a impegni concreti di riduzione e alla vendita di prodotti sfusi. Resta comunque un consorzio molto frammentato, con differenze significative da insegna a insegna.
Aldi
Le indagini di soddisfazione dei consumatori la indicano spesso come il discount preferito per rapporto qualità-prezzo, e a livello di gruppo internazionale esistono impegni ambientali strutturati. Sulla realtà italiana, però, le informazioni pubbliche su filiera e imballaggi restano più limitate rispetto a Lidl o Selex.
Alì / Alìper
Catena veneta indipendente con una forte impronta locale nell’assortimento fresco. Non pubblica però un bilancio di sostenibilità strutturato paragonabile a quello delle grandi insegne nazionali, quindi le informazioni disponibili sulla filiera restano frammentarie e difficili da verificare in modo sistematico.
Despar (Aspiag Nord)
La rete Despar gestita da Aspiag Service nel Nord Italia investe di più in comunicazione di filiera rispetto alle altre licenze del marchio, ma resta indietro rispetto ai leader di settore su plastica monouso e benessere animale, senza impegni pubblici paragonabili a quelli di Coop o Esselunga.
🔴 Le più indietro
Modello basato su prezzo e marchio proprio: spesso solide sul rapporto qualità-prezzo dei singoli prodotti, ma con la comunicazione di filiera più debole del settore.
VéGé (Decò, Sidis, Dok…)
Nella classifica Greenpeace/Il Fatto Quotidiano sulla plastica monouso, il gruppo Végé è risultato tra i punteggi più bassi in assoluto: non ha risposto al questionario dell’indagine e mette a disposizione scarsissime informazioni pubbliche sulla propria filiera.
Despar Sud
Fa parte del sistema Despar ma opera con licenziatari regionali distinti da quelli del Nord Italia (Aspiag). La comunicazione sulla sostenibilità è molto meno strutturata rispetto ad altre aree del marchio, con informazioni sulla provenienza dei prodotti spesso frammentarie.
Crai
Rete di negozi affiliati indipendenti, spesso di prossimità. La varietà e frammentazione dei punti vendita rende la filiera poco standardizzata: la catena non pubblica dati aggregati su plastica, provenienza o benessere animale confrontabili con quelli della GDO nazionale.
Sigma
Consorzio di piccole e medie imprese della distribuzione, molto frammentato a livello territoriale. Questo rende difficile individuare una politica di sostenibilità unitaria: non risultano bilanci consultabili né obiettivi pubblici su plastica o filiera.
Penny Market
Catena discount di proprietà del gruppo tedesco Rewe. A livello internazionale il gruppo pubblica impegni ambientali, ma sulla filiera italiana la trasparenza resta limitata: pochi dati pubblici specifici su origine dei prodotti e riduzione della plastica.
MD
Discount con una politica di prezzi molto aggressiva e un assortimento misto di marca propria e marche note; diversi suoi prodotti a marchio ottengono valutazioni buone nei test comparativi Altroconsumo. Sul fronte ambientale ed etico, però, non pubblica bilanci di sostenibilità dettagliati né obiettivi verificabili.
Eurospin
Punta tutto su prodotti a marchio proprio e prezzi molto bassi, senza vendere marche note. I test comparativi di Altroconsumo promuovono spesso la qualità dei suoi prodotti a marchio, ma il modello resta debole su trasparenza di filiera e tracciabilità della provenienza, aree su cui la catena non pubblica dati né obiettivi consistenti.
🌍 Vuoi approfondire questi temi?
Su TvVerde parliamo di sostenibilità, ambiente e scelte di consumo consapevoli. È un progetto di volontariato: iscriviti per non perdere i nostri video e per aiutarci a crescere.
▶ Iscriviti al canale YouTubeFonti
- Greenpeace Italia, “Carrelli di Plastica” — indagine con Il Fatto Quotidiano sulla plastica monouso nella GDO
- Altroconsumo — test comparativi sui prodotti a marchio del distributore e indagine annuale di soddisfazione clienti
- Alimentando.info — “Il Pagellone della GDO”
- Open Wing Alliance — report 2025 sull’adesione delle catene italiane all’European Chicken Commitment
- Bilanci e Report di Sostenibilità pubblici di Coop, Conad, Esselunga e Carrefour Italia


Lascia un commento