Chi vende energia elettrica davvero verde in Italia? La classifica dei fornitori
Abbiamo confrontato 17 aziende che vendono luce in Italia — grandi utility, multiutility pubbliche, controllate di compagnie petrolifere, rivenditori digitali e una cooperativa — distinguendo due dati che vengono spesso confusi: quanta energia rinnovabile un fornitore produce davvero rispetto al proprio totale generato, e quanta ne vende ai clienti finali tramite certificati.
📖 Nota metodologica: perché “100% rinnovabile” non vuol dire quello che sembra ▾
In Italia un fornitore può vendere energia “100% verde” senza produrre un solo kWh da fonti rinnovabili. Basta acquistare Garanzie di Origine (GO): certificati rilasciati dal GSE che attestano che, da qualche parte in Europa, è stata immessa in rete una quantità equivalente di energia rinnovabile. L’elettricità che arriva fisicamente a casa è sempre la stessa, quella del mix nazionale (gas, rinnovabili, importazioni); la GO è solo un titolo contabile.
Per questo distinguiamo sempre due percentuali, quando i dati lo permettono:
- Rinnovabile in produzione propria: quanta dell’energia che l’azienda genera nelle proprie centrali viene da fonti rinnovabili, rispetto al totale che genera (incluso il gas). È il dato più difficile da “truccare” — ma va sempre calcolato sul totale prodotto dall’azienda stessa, non sulla produzione rinnovabile nazionale o su medie di settore, altrimenti si confrontano cose diverse.
- Rinnovabile venduto ai clienti: quanta dell’energia fatturata è coperta da GO. Molti fornitori la portano al 100% pur avendo una produzione propria molto meno verde, o pur non producendo energia affatto.
Un’altra trappola statistica riguarda le multiutility che gestiscono termovalorizzatori (Iren, Hera, Acea, AGSM): spesso sommano nel loro “totale rinnovabile” anche il calore da incenerimento rifiuti, di cui la legge riconosce come rinnovabile solo una quota forfettaria (circa 40-51%, la frazione biodegradabile). È un criterio normativo legittimo, ma mescola in un solo numero fonti molto diverse tra loro.
Nessuna percentuale, da sola, racconta tutta la storia: un’azienda può vendere “100% verde” e allo stesso tempo investire miliardi in nuove estrazioni di gas e petrolio. È esattamente il meccanismo che le associazioni ambientaliste contestano ad alcune delle società qui sotto.
Fonti principali: Gestore dei Servizi Energetici (GSE) – Fuel Mix Disclosure; bilanci e report di sostenibilità aziendali; Greenpeace Italia; Legambiente; Il Post; Altroconsumo. L’elenco completo è in fondo alla pagina.
In questa classifica
🟢 Modelli di riferimento
Aziende in cui la quota di rinnovabile realmente prodotta è alta e verificabile, non solo comprata sotto forma di certificati.
ènostra
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Prima cooperativa energetica italiana: possiede direttamente 15-16 impianti eolici e fotovoltaici finanziati dai soci, ma questi coprono solo una parte dell’energia venduta (l’obiettivo dichiarato per il 2025 è 5 GWh prodotti, a fronte di decine di GWh forniti ai soci). Il resto viene acquistato sul mercato con Garanzia di Origine, selezionando fornitori senza legami con l’estrazione di fonti fossili. È l’unico fornitore di questa lista che pubblica apertamente il proprio gap tra produzione propria e acquisti certificati, invece di nasconderlo dietro un generico “100% green”.
Alperia
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Multiutility altoatesina interamente pubblica, nata nel 2016 dalla fusione di AEW e SEL. Il 95% della sua produzione elettrica arriva dalle 35 centrali idroelettriche in Alto Adige, e dal 2024 il gruppo ha aggiunto le prime produzioni eoliche tramite una joint venture con Alerion. È uno dei rari casi in cui la quota di rinnovabile venduta ai clienti (100% via GO) coincide quasi esattamente con quella realmente prodotta. Il gas naturale venduto resta invece non rinnovabile, solo compensato in CO2 tramite crediti certificati.
Dolomiti Energia
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Multiservizi trentina, quarta in Italia per potenza idroelettrica installata (1,8 GW su circa 60 impianti). Vende solo energia elettrica certificata 100% rinnovabile dal 2017, e nel 2024-2025 ha accelerato gli investimenti in eolico e fotovoltaico (93 MW eolici e 18 MW fotovoltaici già operativi, oltre 860 MW in sviluppo). Come Alperia, è un caso in cui produzione propria e certificazione di vendita coincidono in larga parte, grazie al forte radicamento idroelettrico alpino.
Altromercato Energia
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Non è un’azienda energetica a sé stante, ma un’offerta a marchio Altromercato — la principale organizzazione italiana di commercio equo e solidale — realizzata tecnicamente da Dolomiti Energia. Chi sottoscrive riceve esattamente la stessa energia 100% rinnovabile di Dolomiti Energia, con in più una donazione annua (10€ per la sola luce, 20€ per luce e gas insieme) a progetti di cooperazione allo sviluppo nel Sud del mondo. Un buon esempio di come sostenibilità ambientale ed etica sociale possano essere abbinate, ma va inteso come un layer aggiuntivo sopra il fornitore reale.
Octopus Energy
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La retail italiana non possiede centrali dedicate alla propria clientela, ma il gruppo Octopus Energy ha un ramo specializzato, Octopus Energy Generation, che gestisce oltre 3 GW di asset eolici e solari in tutta Europa. Dal 2022, con il partner italiano Nexta, sta sviluppando 1,1 GW di nuovi impianti eolici, fotovoltaici e di accumulo nel Sud Italia, oltre a investimenti in fotovoltaico residenziale e batterie, con un piano da 1 miliardo di euro nel Paese entro il 2030: un impegno industriale diretto raro tra i rivenditori digitali, anche se questi impianti vendono tipicamente sul mercato all’ingrosso o tramite contratti PPA, non necessariamente come fonte diretta dell’energia fatturata ai clienti retail. Octopus è inoltre il fornitore con il miglior giudizio nell’indagine comparativa Altroconsumo 2024.
🟠 Luci e ombre
Passi avanti concreti sulle rinnovabili, ma con criticità strutturali, di scala o metodologiche da conoscere.
Enel
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La percentuale che conta è quella calcolata sul totale prodotto da Enel stessa: nel 2024 il gruppo ha generato 191,87 TWh a livello globale, di cui 133,33 TWh (69,5%) da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, solare). È un buon risultato, ma la comunicazione aziendale parla più spesso dell’82,1% di produzione “a zero emissioni”, una cifra più generosa che include anche il nucleare (attivo tramite la controllata spagnola Endesa) — a basse emissioni, ma non rinnovabile. Essendo di gran lunga il maggiore produttore italiano, inoltre, anche il 30% restante di fonti non rinnovabili corrisponde a volumi enormi in valore assoluto, e le ultime centrali a carbone del gruppo resteranno attive fino al 2027. Sulla sola produzione italiana la quota di rinnovabile sale al 73,4% (dato riferito ai primi nove mesi 2024).
Iren
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Il dato del 73% va letto con attenzione: include sia le vere rinnovabili (idroelettrico, fotovoltaico, eolico) sia il calore recuperato da termovalorizzatori e cogenerazione a gas per il teleriscaldamento, che la normativa italiana considera “rinnovabile” solo per una quota forfettaria (51%) della frazione biodegradabile dei rifiuti bruciati. Un criterio legittimo, ma che mescola in un unico numero fonti molto diverse tra loro.
Acea
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Multiutility romana a maggioranza pubblica. Nel 2024 dichiara che il 75% della produzione elettrica viene da fonti rinnovabili, soprattutto idroelettrico in Lazio e Abruzzo. Come Iren, include nel computo anche i due termovalorizzatori di rifiuti (San Vittore del Lazio e Terni), la cui quota rinnovabile — la frazione biodegradabile del rifiuto bruciato — oscilla storicamente tra il 40 e il 50%: stesso meccanismo contabile, stessa cautela necessaria nella lettura del dato.
AGSM AIM
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Multiutility interamente pubblica di Verona e Vicenza. Nel 2024, per la prima volta nella sua storia, la produzione da fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico) ha superato quella da fonti tradizionali, raggiungendo il 57% del totale — cifra che, come per Iren e Acea, comprende anche la cogenerazione legata al teleriscaldamento. Il piano industriale prevede che il 100% dei nuovi investimenti in generazione sia destinato a impianti rinnovabili.
A2A
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A2A comunica con enfasi la crescita delle rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico: circa il 50-55% della produzione nei bilanci 2024, trainata soprattutto dall’idroelettrico in un anno di piogge abbondanti), ma quasi metà dell’energia che genera viene ancora da centrali a gas. Il gruppo sta inoltre convertendo la centrale di Monfalcone dal carbone al gas naturale: un miglioramento sulle emissioni locali, ma non un impianto rinnovabile. Le offerte “100% verdi” per i clienti restano comunque coperte da Garanzie di Origine, indipendentemente dalla quota reale di rinnovabile nel parco produttivo in un dato anno.
Hera
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Il dato più citato da Hera, l’82% di energia rinnovabile, si riferisce all’elettricità che il gruppo consuma per le proprie attività (uffici, impianti, mezzi), non a quella che vende ai clienti finali in bolletta: due cose diverse che vengono facilmente confuse in comunicazione. Come Iren e Acea, gestisce una rete importante di termovalorizzatori (9 impianti), la cui produzione è considerata rinnovabile solo per la quota forfettaria di legge.
NeN
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NeN si presenta come un fornitore digitale indipendente e innovativo (fatturazione a rate fisse annuali, nessuna filiale fisica), ma è a tutti gli effetti un marchio del Gruppo A2A: non ha una produzione propria distinta, e la sostenibilità della sua energia dipende dallo stesso parco impianti e dalle stesse Garanzie di Origine del gruppo che lo controlla.
E.On Italia
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Come Octopus a livello retail, E.On in Italia è un puro rivenditore: compra energia sul mercato all’ingrosso e la abbina a Garanzie di Origine per certificarla come rinnovabile. A differenza di Octopus, però, non tutte le linee tariffarie di E.On sono automaticamente “100% verdi”: l’azienda mantiene cataloghi paralleli, ed è il cliente a dover scegliere esplicitamente l’opzione certificata. Non risulta inoltre un ramo di investimento diretto in nuova generazione rinnovabile italiana paragonabile a quello di Octopus Energy Generation.
Pulsee (Axpo Italia)
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Pulsee è il marchio digitale con cui Axpo — colosso svizzero storicamente legato all’idroelettrico alpino, tra i maggiori produttori europei di rinnovabili — vende energia ai clienti italiani, tutta certificata tramite GO. Va però segnalato che Axpo Italia gestisce direttamente, tramite Axpo Servizi Produzione Italia, due grandi centrali termoelettriche a gas (Calenia Energia e Rizziconi Energia, 800 MW complessivi): una parte del business italiano del gruppo produce quindi energia da fonte fossile, anche se non necessariamente quella fatturata ai clienti Pulsee.
🔴 Attenzione: retorica verde vs. numeri reali
Aziende in cui la comunicazione “green” e i dati industriali raccontano due storie diverse.
Edison
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Sul proprio sito, Edison dichiara l’obiettivo di raggiungere un mix produttivo composto al 40% da rinnovabili entro il 2030: un obiettivo che, per definizione, implica che oggi la quota sia sensibilmente più bassa. Il parco produttivo resta imperniato su centrali a ciclo combinato a gas, tecnologia di cui Edison fu pioniera in Italia già nel 1992. La controllante EDF, che detiene il 99,4% della società, è inoltre il principale operatore nucleare d’Europa: in Francia l’atomo ha coperto il 67% della produzione elettrica nel 2024.
Sorgenia
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Sorgenia vende energia “100% verde” su ogni tariffa, ma il parco di generazione che l’azienda stessa rivendica di aver costruito — quattro grandi centrali a ciclo combinato a gas naturale realizzate tra il 2006 e il 2012 — è rimasto per quasi vent’anni la sua spina dorsale industriale. Solo con l’integrazione con EF Solare, completata a dicembre 2025, il gruppo ha aggiunto una capacità rinnovabile propria consistente (1,7 GW). È inoltre controllata da due fondi di investimento (F2i e Sixth Street, dopo il passaggio di mano dell’agosto 2025), non da un’impresa industriale con una strategia energetica di lungo periodo dichiarata pubblicamente.
Eni Plenitude
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Plenitude, nata nel 2022 dalla trasformazione di Eni Gas e Luce, è il volto rinnovabile ed elettrico del gruppo Eni: offre energia domestica certificata al 100% da fonti rinnovabili e ha superato i 6 GW di capacità installata. Ma resta interamente controllata da Eni, che nel 2023 ha scoperto nuove riserve fossili per 900 milioni di barili equivalenti e che, secondo le stime di Greenpeace Italia, per ogni euro investito in Plenitude ne destina circa 15 a petrolio e gas. Nel piano 2024-2027, Eni dichiara di voler allocare “oltre il 30%” della spesa ad attività “low e zero carbon” — categoria che include anche cattura della CO2 e bioraffinerie — di cui meno del 40% va alla generazione elettrica rinnovabile: la parte più direttamente riconducibile a Plenitude. Legambiente e Greenpeace contestano da anni le sponsorizzazioni Plenitude di eventi come il Festival di Sanremo, definendole operazioni di facciata che usano la controllata verde per migliorare la reputazione dell’intero gruppo, senza che il modello di business di Eni — tuttora fondato su estrazione ed esportazione di idrocarburi — cambi in modo sostanziale.
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- GSE – Gestore dei Servizi Energetici, Fuel Mix Disclosure e mix energetico per fornitore
- Enel, Risultati FY2024 e comunicati sulla produzione rinnovabile globale e in Italia (enel.com, Greenreport, ANSA, Industria Italiana)
- A2A, comunicati sui risultati 2024 e sulla strategia di transizione energetica (gruppoa2a.it)
- Edison, sezione “Energia Elettrica” del sito ufficiale (edison.it)
- Gruppo Iren, Gruppo Hera e Gruppo Acea, sezioni sostenibilità ed energie rinnovabili dei siti ufficiali
- AGSM AIM, bilancio consolidato e rendicontazione di sostenibilità 2024 (agsmaim.it)
- Alperia e Dolomiti Energia, bilanci consolidati 2024-2025 e pagine “Fuel Mix” / “Produzione rinnovabile”
- Altromercato Energia (altromercatoenergia.it) e Dolomiti Energia, pagina dell’offerta in convenzione
- Axpo Italia / Pulsee, pagine istituzionali su produzione e Garanzie di Origine
- Sorgenia, Wikipedia (storia societaria e azionariato) e comunicati sull’integrazione con EF Solare
- ènostra, pagine “Mix energetico” e “Parco impianti” (enostra.it)
- Octopus Energy Generation, comunicati stampa su investimenti eolici, solari e storage in Italia (octopusenergygeneration.com, pv-magazine.com)
- Greenpeace Italia, “A Sanremo va in scena il greenwashing di ENI” e “Ci risiamo, ecco le ennesime bugie di Eni”
- Legambiente, “Eni, il greenwashing suona male!”
- Il Post, “L’ingombrante presenza di Plenitude a Sanremo”
- Altroconsumo, indagine di soddisfazione sui fornitori luce e gas 2024; Trustpilot (recensioni verificate dei fornitori)


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