Protesta Simbolica: Greenpeace Italia denuncia il “doppio volto” di Eni
In un gesto carico di simbolismo e denuncia, attivisti di Greenpeace Italia hanno portato presso la sede di Eni Gas e Luce una serie di mobili e oggetti danneggiati da recenti eventi meteorologici estremi. Gli oggetti, testimonianze visive dei disastri legati al riscaldamento globale, hanno rappresentato un messaggio forte: i grandi colossi inquinanti devono assumersi le proprie responsabilità ambientali.
La manifestazione, studiata per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla crisi climatica, si inserisce in un contesto di crescente tensione fra la società civile e le industrie dei combustibili fossili. Mentre i cittadini si fanno sempre più consapevoli degli impatti negativi delle attività inquinanti, molte multinazionali hanno optato per strategie di rebranding. Proprio Eni, da tempo criticata per il suo impatto ambientale, ha recentemente “ripulito” la propria facciata: il logo aziendale è stato aggiornato con colori più puliti, un cambiamento di immagine volto a distogliere l’attenzione dal bagaglio di pratiche inquinanti che da sempre contraddistingue il settore.
Tuttavia, secondo gli attivisti e alcuni osservatori, dietro questa patina di innovazione e “energia pulita” si nasconde un cuore ancora impregnato di petrolio. L’azione simbolica di Greenpeace sottolinea proprio questo paradosso: mentre l’immagine viene rinnovata, le pratiche ambientali restano invariate. La protesta assume, dunque, una duplice valenza, sottolineando sia l’urgenza di una vera responsabilità ambientale da parte dei colossi del petrolio sia la necessità di una maggiore trasparenza nelle comunicazioni aziendali.
A rendere ancor più complesso il quadro, Eni ha recentemente intrapreso azioni legali contro Greenpeace Italia e ReCommon, denunciando le critiche che evidenziano il ruolo dell’azienda nel peggioramento della crisi climatica. Tale mossa legale, classificabile tra quelle cosiddette cause intimidatorie (SLAPP), è stata interpretata da molti come un tentativo di silenziare il dissenso e spostare l’attenzione dal gravissimo impatto ambientale che la multinazionale ha accumulato negli anni.
Alla fine della manifestazione, i volontari hanno provveduto a ripulire l’area, mantenendo il focus sul messaggio di protesta e sulla necessità di affrontare concretamente i problemi climatici. Mentre il dibattito sull’efficacia del rebranding continua, il gesto di Greenpeace Italia stimola una riflessione più ampia sul contrasto fra estetica e sostanza nella gestione della crisi climatica.




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